CIMITERO DI BERGAMO 19 Giugno 2011 COMMEMORAZIONE DEL S.T. GINO LORENZI
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LA TOMBA DI GIANNINO ARRIGONI AVIATORE DELLA R.S.I.
GLI ONORI MILITARIA
LA TOMBA DEL LEGIONARIO AMERIGO DE LUPIS FUCILATO A LOVERE IL 30 APRILE 1945
GLI ONORI MILITARI
Gino Lorenzi era un giovane sottotenente dell'esercito della RSI, reduce da Oderzo: fu ucciso mentre faceva ritorno alla sua città natale, Bergamo, dopo una lunga permanenza sulle colline di Conegliano, ospite di una affettuosa famiglia. Quando fu catturato aveva in tasca un lasciapassare del C.L.N. ma non gli servì a salvargli la vita dall'ostinazione cieca e becera di quei partigiani che si erigevano a difensori di una Italia, nata dal sangue e dalla divisione. Gino fu fermato sul Piave a Ponte della Priula e, dopo orrende sevizie, fu crocifisso a due travi dove mori tra atroci sofferenze. Gino era un uomo dal carattere allegro e gioviale ma la sua giovialità non gli era servita a salvarlo dall'odio della "bestia rossa'. Ucciso senza motivo, visto che la guerra ormai era finita, era il 4 maggio del 1945, ucciso da quello stupido odio che contraddistingueva la nascente repubblica democratica, fondata sulla libertà di pensiero. Alla madre in ansia per la morte del figlio le autorità preposte risposerò che Lorenzi, era stato liberato. Era solo una ingrata bugia. Quando il corpo di Gino Lorenzi fu esumato, erano evidenti i segni delle torture: aveva la testa sfondata ed una gamba spezzata, ed i testimoni dell'eccidio ricordano ancora con devozione le parole del sottotenente: "Muoio come Nostro Signore, sulla croce. La Croce che Nostro Signore ha portato non può fare paura ad un cristiano". Quella Croce, per duemila anni baluardo di salvezza, nel momento alto dei sacrificio aveva "beatificato" anche il nostro Lorenzi. “Salve o croce beata, che ricongiungi la terra al cielo e riconcili l'uomo al suo Salvatore” così recita un canone dell'ordinario Romano.
IL SITO SUI CADUTI R.S.I. NELLA BERGAMASCA
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CIMITERO DI BERGAMO - TOMBE DEI CADUTI DELLA R.S.I.
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Dopo l’infame tradimento dell’8 Settembre 1943 Gino Lorenzi, giovane ventenne- accorse volontario nelle file dei “Soldati dell’Onore” per difendere in armi il suolo patrio dal nemico invasore. Ma la battaglia era perduta e le forze avverse ebbero ragione della fede e del sangue di tanti purissimi e generosi patrioti. A guerra finita il S. Ten. Gino Lorenzi aveva deposto le armi nella cittadina trevigiana di Oderzo e, assieme ad alcuni camerati si era incamminato verso la sua città natale ,Bergamo, ma giunto a Ponte di Piave il gruppo fu catturato da una banda di partigiani comunisti e rinchiuso nelle carceri di Breda di Piave. di qui, nella notte fra il 3 e il 4 Maggio venne portato assieme ad altri prigionieri alla Cartiera Burgo di Mignagola ove, dopo aver subito durissime percosse e sevizie inaudite, tutti furono fucilati. Ma a Gino Lorenzi era riservata ben altra sorte: approntata una rozza croce legando due tronchi d’albero. i partigiani gli dissero che quella era la sua fine. Ma il giovane ufficiale del Battaglione “M” d’Assalto “Romagna” non tremò ne implorò salvezza: si limitò a pronunciare una frase, prima che lo inchiodassero, degna di un martire cristiano dei secoli lontani: “La croce che Gesù Cristo ha portato non può far paura ad un cristiano”. Così morì Gino Lorenzi, chiamato da Dio e dal destino a diventare un simbolo di suprema dedizione, di insuperato ineffabile sacrificio per la Fede e per la Patria. Eccolo che si erge nella maestà solenne di Sua morte fra cielo e terra, spalancate le braccia nel gesto che trascende la nostra misera umanità per identificarla a quella del Redentore che tutto consumava nell’infame sostegno. A te Gino, era serbato di condividere questo onore e a te in eterno nessuno lo potrà togliere, perché è dalla Tua croce che gli italiani attendono e avranno la salvezza e la resurrezione della nostra Patria.